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Una settimana di buio: L'Australia si ferma per Bondi, ma la politica si divide

Sette giorni dopo il massacro di Hanukkah, Sydney è un santuario di fiori e lacrime. Ma dietro il lutto nazionale e la richiesta di una Commissione Reale, emergono le prime crepe profonde nella società australiana.

Bianca Dupont
Bianca Dupont Senior Correspondent
21 Dic 2025 8 Min Read
Veglia a Bondi Beach
FIG 1.0 — Migliaia di persone riunite a Bondi Beach per la veglia commemorativa.

C'è una strana dualità a Bondi questa sera. L'odore della salsedine si mescola a quello della cera di migliaia di candele. I bagnini sono tornati sulle torrette e i nastri della polizia sono stati rimossi, ma la passeggiata più famosa d'Australia non è più la stessa. È diventata un santuario a cielo aperto per le 15 vite spezzate una settimana fa.

Mentre il sole tramontava sull'Oceano Pacifico, Sydney si è fermata. Alle 18:47, un minuto di silenzio ha avvolto la nazione, rotto solo dal rumore dei gabbiani e dal pianto sommesso di una folla vestita di bianco. Ma sotto la superficie di questa unità nazionale, la rabbia sta iniziando a ribollire.

Il Contesto: L'attacco di Hanukkah

Domenica scorsa, durante le celebrazioni ebraiche di Hanukkah a Bondi Beach, un commando armato ha aperto il fuoco sulla folla. Gli assalitori, Sajid Akram e suo figlio Naveed, erano noti all'intelligence australiana (ASIO) dal 2019, sollevando interrogativi critici sui fallimenti della sicurezza nazionale.

Fischi per il Primo Ministro

La tensione politica è esplosa visibilmente quando il Primo Ministro Anthony Albanese è arrivato alla veglia. Mentre l'ex premier John Howard veniva accolto da applausi, Albanese ha dovuto attraversare un muro di fischi provenienti dalle prime file. È il suono di una comunità che si sente tradita.

"Si preoccupa più dell'islamofobia che dell'antisemitismo", ha dichiarato Nathaniel Buzz, uno dei presenti, riflettendo un sentimento diffuso tra parte della comunità ebraica locale, che accusa il governo di aver permesso che le manifestazioni settimanali pro-Palestina creassero un clima di ostilità impunita.

"Il terrorista ha scelto la comunità sbagliata. Noi siamo indistruttibili. La resilienza scorre nelle nostre vene."

Queste le parole di David Ossip, presidente del Consiglio dei Deputati Ebraici del Nuovo Galles del Sud, che dal palco ha lanciato una richiesta non più negoziabile: una Commissione Reale d'inchiesta. Non bastano le revisioni interne dell'ASIO; il pubblico vuole sapere come due uomini armati fino ai denti, e già segnalati, abbiano potuto agire indisturbati.

Fiori e tributi
Il memoriale improvvisato sulla promenade di Bondi / 21 Dic 2025

L'ombra della polarizzazione

Mentre Bondi piangeva, nel centro di Sydney andava in scena l'altra faccia della medaglia. Nonostante gli appelli della polizia e del Premier Chris Minns a "non politicizzare il lutto", circa 200 persone si sono riunite per una manifestazione anti-immigrazione non autorizzata.

Tra bandiere di One Nation e slogan sulla presunta incompatibilità tra Islam e Occidente, ha preso la parola il deputato Barnaby Joyce. "Siamo qui per mostrare risolutezza", ha tuonato Joyce, cavalcando l'onda dello shock nazionale per spingere un'agenda politica che il Premier Minns ha definito una "lavatrice d'odio".

15 Vittime Confermate
13 Ancora in Ospedale
2019 Primo Alert ASIO

Mai più come prima

"Non torneremo alla normalità tra cinque settimane", ha avvertito il Premier Minns. Il Nuovo Galles del Sud si prepara a varare leggi draconiane contro i simboli d'odio e a rivedere i poteri di polizia. Ma per le famiglie che oggi hanno deposto fiori gialli sulla sabbia di Bondi, la normalità è un concetto che appartiene al passato.

L'Australia si risveglia oggi più fragile, più divisa, ma forse più consapevole che la sua celebre "distanza dal mondo" non è più uno scudo sufficiente contro le tenebre della storia contemporanea.