Jonathan Zamora aveva sette anni nel 1986. Era seduto sugli spalti dell'Azteca quando Maradona usò la "Mano de Dios" e poi segnò il gol del secolo. All'epoca, suo padre Antonio comprò un pacchetto per vedere 13 partite a circa 150 dollari. "Ricordo la paura per l'altezza delle tribune e l'esplosione di emozioni", racconta.
Quarant'anni dopo, il Mondiale torna in Messico, ma quella magia sembra essere stata sequestrata. Jonathan, oggi ingegnere, voleva portare suo padre settantunenne a rivivere quel sogno. Ma dopo quattro mesi di tentativi falliti nelle lotterie online della FIFA e di fronte a prezzi che superano lo stipendio medio di un professionista, si è arreso all'evidenza: "Ci sentiamo esclusi. Sembra quasi che non ci sia davvero un Mondiale in Messico".
Il Caro Prezzi
Per la partita inaugurale all'Azteca (11 giugno), i biglietti nella fase di sorteggio costavano tra i $1.290 e i $1.825. Una cifra astronomica in un paese dove lo stipendio medio mensile si aggira sui 400 dollari.
La palla agli uomini d'affari
"L'ultimo Mondiale del 1986 profumava ancora di sudore e speranza", osserva lo scrittore Rodrigo Márquez Tizano. "Oggi, prima ancora di arrivare allo stadio, siamo in fila virtuale. Gli imprenditori si sono appropriati del pallone che prima apparteneva al popolo".
La FIFA ha dichiarato di aver ricevuto 5 milioni di richieste in 24 ore per l'ultima fase di vendita. Ma per i tifosi locali, la sensazione è che l'evento sia stato disegnato per un'élite internazionale, non per chi ha reso il calcio una religione in queste terre.