Per Fatma Mustafa, 48 anni, la "Walworth Living Room" non è solo un centro comunitario nel sud di Londra. È diventata la sua seconda casa, o forse l'unica in cui può permettersi di stare senza l'ansia del contatore che gira. "Mi mangia via i soldi", dice riferendosi al costo dell'energia. Qui, tra divani comodi e tè caldo, Fatma trova non solo calore fisico, ma una tregua dal costo della vita che sta stritolando la classe media e bassa britannica.
Quello che sta accadendo nel Regno Unito è una rivoluzione silenziosa e preoccupante. Dal 2022, sono spuntati quasi 6.000 "Warm Spaces" (Spazi Caldi) registrati. Biblioteche, chiese, centri sociali che aprono le porte a chi, semplicemente, non può permettersi di accendere i termosifoni.
Il Costo della Crisi
La bolletta energetica media annuale nel Regno Unito ha raggiunto le £1.755, un aumento del 44% rispetto all'inverno 2021-22. Secondo la Joseph Rowntree Foundation, il 58% delle famiglie a basso reddito ha ridotto il riscaldamento quest'inverno per far quadrare i conti.
La normalizzazione dell'emergenza
C'è un disagio palpabile tra i volontari. Dieci anni fa, l'ascesa delle "Food Banks" (banche alimentari) fu vista come uno scandalo temporaneo; oggi sono un'istituzione. I "Warm Spaces" rischiano di seguire la stessa traiettoria: una misura tampone che diventa strutturale, assolvendo lo Stato dalle sue responsabilità.
Sabine Goodwin, direttrice dell'Independent Food Aid Network, li definisce "tappetini che coprono i buchi", interventi che non affrontano le cause profonde della povertà. Eppure, per persone come Nazma Khanom, sopravvissuta al cancro, questi luoghi sono vitali. "Prima ero io a dare sostegno, ora sono io ad averne bisogno", racconta Nazma, che ha trovato nella comunità non solo calore, ma una via d'uscita dalla depressione della malattia.